Cnidari

Terpios hoshinota, Chalinula nematifera, Clathria (Microciona) aceratoobtusa le spugne che uccidono i coralli

Le scogliere coralline sono in pericolo ovunque nel pianeta. Varie sono le cause responsabili del loro degrado, fra queste stanno recentemente avendo sempre più risalto le interazioni fra spugne e coralli. In particolare stanno aumentando in maniera allarmante segnalazioni di spugne incrostanti che uccidono i coralli. 

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La foresta mesofotica di corallo nero nel mare Adriatico

Descritta la prima foresta di corallo nero monospecifica (Antipathella subpinnata) nell'area marina protetta delle Isole Tremiti.

 

L’esplorazione della zona crepuscolare porta a scoprire ogni volta nuove meraviglie  sottomarine sempre più affascinanti. Un mondo, fino a poco tempo fa quasi inaccessibile, è ora oggetto di continue scoperte grazie alla disponibilità di tecniche subacquee di immersione sempre più avanzate e all'utilizzo di veicoli a funzionamento remoto (ROV). 

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La straordinaria nuova scoperta delle foreste di E. verrucosa nel Mar Mediterraneo

È questo il primo studio quantitativo su una rara foresta monospecifica di Eunicella verrucosa e della sua notevole comunità associata.

 

La zona mesofotica altrimenti detta “twilight zone” rappresenta la nuova frontiera della subacquea e della ricerca scientifica. Un mondo completamente da scoprire, dove vivono specie che potrebbero rappresentare una delle risorse più importanti per far fronte ai problemi legati al riscaldamento globale e all'eccessivo sfruttamento della fascia marina più in superficie.

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I coralli fossili suggeriscono che siamo vicini a una nuova estinzione di massa

I coralli "duri" sclerattinici sono i principali costruttori degli habitat sottomarini. Sono i loro  scheletri che formano la struttura di base altamente diversificata dell'ecosistema della barriera corallina. 

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Henneguya salminicola, uno cnidario parassita dei salmoni privo di un genoma mitocondriale

La respirazione mitocondriale è un'antica caratteristica degli eucarioti. Tuttavia, è stata persa indipendentemente in più lignaggi eucariotici come parte degli adattamenti a uno stile di vita anaerobico. 

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Cassiopea la medusa che punge senza toccarla

Coloro che fanno snorkeling nelle acque della foresta di mangrovie abitate dalla medusa rovesciata Cassiopea xamachana riferiscono un disagio dovuto a una sensazione nota come acqua pungente, la cui causa era finora sconosciuta. 

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Un case report descrive in dettaglio la progressione dermatologica e il trattamento efficace di una grave puntura di medusa

Un case report dettagliato e una sequenza completa di fotografie in Wilderness & Environmental Medicine, pubblicato da Elsevier, documentano la progressione dermatologica di una paziente colpita da una medusa al largo della costa della Cambogia. Lo scopo del rapporto è di guidare i medici e i pazienti a capire cosa aspettarsi dopo una tale puntura e i passaggi per aumentare la probabilità di un pieno recupero.

Punture di meduse sono una comune affezione, in tutto il mondo, per le persone a contatto con l’ambiente marino. Sebbene molte siano semplicemente un fastidio, alcune possono essere molto gravi o addirittura fatali. Le reazioni non anafilattiche più gravi sono causate da specie di meduse che popolano le acque indo-pacifiche. Esempi di specie note per essere clinicamente pericolose includono la cubo-medusa (Chironex fleckeri), l'ortica di mare (Chrysaora quinquecirrha) e Irukandji (Carukia barnesi).

Nel rapporto, i ricercatori forniscono dettagli scritti e visivi della naturale progressione di un probabile avvelenamento da cubo- medusa originato in acque al largo della Cambogia. Questo è quello che i pazienti e i medici dovrebbero aspettarsi dopo una grave puntura di cubomeduse o specie altrettanto dannose. 

La paziente (co-autrice di questo rapporto) fu ferita al petto mentre nuotava al largo di Koh Ta Kiev, in Cambogia, - in acque profonde. La puntura ha causato un dolore bruciante immediato e intenso alla gamba destra che si è placato gradualmente nelle successive 10 ore. Presenza di strisce rosso vivo e rigonfie, in cui tentacoli avevano toccato la pelle della coscia destra. Vertigini con una breve perdita di coscienza dopo aver lasciato l'acqua entro 20 minuti della puntura. Non è stata identificata con precisione la specie, ma è noto che più specie di cubomeduse vivono in queste acque.

 In seguito a peggioramento dei sintomi, la paziente si è recata a Siem Reap dove fu ricoverata al Royal Angkor International Hospital durante la notte. Ha quindi viaggiato fino a Bali. La dottoressa dell’ospedale ha telefonato alla paziente e le ha raccomandato di tornare prontamente in California per ricevere le cure mediche necessarie per tentare la guarigione senza complicazioni e le ha dato consigli dettagliati per la gestione della ferita durante il viaggio.

 Dopo essere arrivato negli Stati Uniti, la paziente è stata visitata da un medico specialista in medicina subacquea e da un chirurgo plastico. L'esame obiettivo era coerente con ustioni superficiali e di spessore parziale, probabilmente con lesioni quasi a tutto spessore in alcune aree. Le fu consigliato di continuare a lavare le ferite e di pulirle e fasciarle usando una crema ad uso topico all'argento-sulfadiazina nelle aree più profonde e il miele di Leptospermum (Medihoney) nelle aree meno profonde. Gli obiettivi immediati erano mantenere pulite le ferite, prevenire le infezioni, mantenere l'umidità per facilitare la guarigione e consentire esami seriali per determinare il metodo migliore per la chiusura della ferita.

 Dopo 60 giorni la ferita era completamente chiusa e guarita. Lozione idratante e misure di protezione solare sono state continuate per ottimizzare la maturazione della cicatrice. La paziente è stata informata che in futuro potrebbe essere candidata alla revisione elettiva della cicatrice, al trattamento con steroidi e / o alla terapia laser.

 "Gli autori hanno fornito una cronologia fotografica eccezionalmente dettagliata del caso", ha aggiunto Neal W. Pollock, PhD, Dipartimento di Kinesiologia, Laval University, Quebec, QC, Canada, e caporedattore di Wilderness & Environmental Medicine. "Essa fornisce un'eccellente documentazione dell'evoluzione che potremo rivedere di rado."

 

Materiali modificati da: https://www.elsevier.com/   

https://www.wemjournal.org/article/S1080-6032(19)30099-7/fulltext

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Guarire le ferite con le meduse

Una delle conseguenze più terribili del diabete è una maggiore suscettibilità alle ferite croniche. Mentre i tassi di questa malattia salgono alle stelle nel mondo occidentale, aumenta di conseguenza anche il problema delle ferite croniche. Si stima che solo negli Stati Uniti, il costo economico annuale di questo problema superi ora i 20 miliardi di dollari.

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Una misteriosa malattia dei coralli sta devastando le barriere coralline caraibiche

Al largo di St. Thomas, la malattia si sta muovendo più velocemente e uccide più coralli di qualsiasi altra malattia

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Scoperto un antidoto contro il mortale veleno delle cubomeduse

Un team di ricercatori, studiando il meccanismo del dolore, ha scoperto un antidoto alla puntura mortale della creatura più velenosa sulla Terra: la cubomedusa australiana. Una singola puntura per un essere umano causa necrosi della pelle, dolore lancinante e, se la dose di veleno è abbastanza grande, arresto cardiaco e morte in pochi minuti. Il nuovo antidoto, scoperto usando la tecnica di editing genetico Crispr, blocca i sintomi entro 15 minuti dal contatto.  

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La genomica rivela perché alcune creature diventano meduse mentre altre restano polipi

Meduse, coralli e anemoni di mare hanno corpi molto diversi ma tutti cadono sullo stesso grande ramo nell'albero genealogico animale. Le meduse in realtà iniziano ancorate al fondo del mare, proprio come coralli e anemoni. 

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Scoperto un parassita che infetta i coralli, con i geni della clorofilla, ma che non fotosintetizza

Per la prima volta gli scienziati hanno trovato un organismo in grado di produrre clorofilla ma che non esercita la fotosintesi. L'organismo è stato denominato "corallicolide" perché è presente nel 70% dei coralli in tutto il mondo e può fornire indizi su come proteggere le barriere coralline in futuro.

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Sono i predatori a modellare la relazione dei pesci pagliaccio con un improbabile ospite

Uno studio dell'Università del Queensland e Deakin University ha identificato nei predatori la forza che modella le relazioni reciprocamente vantaggiose tra specie come il pesce pagliaccio e gli anemoni. l biologi hanno dichiarato che la ricerca mirava a comprendere l'origine di tali rapporti, noti come mutualismi interspecifici, estremamente comuni in natura. 

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Una fluorescenza verde attrae le alghe simbiotiche verso i coralli

I coralli che costruiscono le barriere coralline non possono sopravvivere senza la simbiosi obbligatoria con i dinoflagellati fotosintetici del genere Symbiodinium, da cui dipendono per la maggior parte della loro energia. 

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Scambiare batteri può favorire la simbiosi anemoni-pesci pagliaccio

Avere batteri in comune con gli anemoni può aiutare il pesce pagliaccio a nidificare comodamente fra i tentacoli velenosi degli anemoni. Secondo un nuovo studio,pubblicato sulla rivista Coral Reefs, i pesci pagliaccio si strofinano su tutto l'anemone in cui vivono per non farsi pungere e mangiare, come capita alla maggior parte dei pesci. Questo sfregamento porta a cambiare la composizione dei microbi che rivestono il pesce pagliaccio.

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